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PLAQUENIL E CORONAVIRUS: L’OCULISTA RISPONDE

 

L’emergenza sanitaria globale causata dal coronavirus ha stimolato medici e ricercatori a trovare delle soluzioni rapide ed efficaci per limitare gli effetti dell’infezione. La creazione di un vaccino o di un farmaco specifici per il virus rappresenta la soluzione definitiva al problema, tuttavia richiede troppo tempo per risultare applicabile in tempo utile. La sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), la complicanza più temibile nei pazienti affetti da coronavirus, sembra dovuta a un rilascio incontrollato di citochine infiammatorie, per cui i farmaci che con più probabilità possono trovare un’applicazione clinica immediata sono quelli capaci di inibire l’azione delle citochine.

L’idrossiclorochina (Plaquenil©) è un farmaco antimalarico che, grazie alle sue proprietà antiinfiammatorie, trova un ampio utilizzo nei pazienti affetti da artrite reumatoide, lupus eritematoso sistemico e altre patologie reumatologiche. L’idrossiclorochina è tornata recentemente alla ribalta poiché sembra avere degli effetti terapeutici positivi nei pazienti affetti da coronavirus. L’idrossiclorochina, grazie alla soppressione dell’attivazione dei linfociti T, è probabilmente efficace nel ridurre l’entità degli effetti dell’infezione da coronavirus bloccando la tempesta di citochine che danneggia il tessuto polmonare. Poiché le evidenze scientifiche sono incoraggianti, AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) e FDA (Food and Drug Administration) ne hanno autorizzato l’uso off-label e sono in svolgimento diversi studi clinici in tutto il mondo.

Sembra proprio nel destino dell’idrossiclorochina venire utilizzata per uno scopo diverso da quello per cui è stata creata, prima le malattie reumatologiche e poi il coronavirus. Questo però sta anche a significare che il farmaco è stato testato su una platea vastissima di persone, e che il profilo di sicurezza è ben noto.

Come oculisti ci siamo posti il problema della possibile tossicità oculare derivante dall’utilizzo dell’idrossiclorochina e dell’effettivo rischio di maculopatia da clorochine. L’unico modo per formulare una ipotesi attendibile è valutare i protocolli di trattamento per il coronavirus e andarli a confrontare con i dati di letteratura.

E’ noto che il rischio di maculopatia nei pazienti in trattamento con idrossiclorochina aumenti in caso di: i) dosaggi >5 mg/Kg/die; ii) preesistenza di alterazioni maculari; iii) durata del trattamento > 5 anni; iv) insufficienza renale; v) concomitante utilizzo di tamoxifene. Bisogna però tenere in considerazione che i pazienti inclusi negli studi riguardanti la maculopatia da clorochine sono sottoposti a un trattamento cronico e non a un ciclo breve di terapia della durata di soli 5-10 giorni come previsto nel caso dei pazienti affetti da COVID-19. Per quanto riguarda il dosaggio, i trial clinici attualmente registrati su www.clinicaltrials.gov indicano una dose di 400 mg/die che rientra nei parametri di trattamento dell’artrite reumatoide.

Dall’analisi della letteratura non emergono pertanto significative controindicazioni oculari in caso di trattamento con idrossiclorochina per infezione da coronavirus. La breve durata della terapia e l’utilizzo di dosaggi convenzionali depongono a favore di questa strategia terapeutica di emergenza sotto il profilo della sicurezza.

Bibliografia:

1) Jorge A et al. Hydroxychloroquine retinopathy: implications of research advances for rheumatology care. Nature Reviews Rheumatology 2018;14:693-703

2) Abdulaziz N. et al. Hydroxychloroquine: balancing the need to maintain therapeutic levels with ocular safety: an update. Curr Opin Rheumatol 2018, 30:249-255

3) Ding HJ et al. Hydroxychloroquine-related retinal toxicity. Rheumatology 2016;55:957-967

4) www. clinicaltrials.gov- Efficacy and Safety of Hydroxychloroquine for Treatment of Pneumonia Caused by 2019-nCoV ( HC-nCoV )

5) www. clinicaltrials.gov- Comparison of Lopinavir/Ritonavir or Hydroxychloroquine in Patients With Mild Coronavirus Disease (COVID-19)

6) www. clinicaltrials.gov- Hydroxychloroquine Treatment for Severe COVID-19 Pulmonary Infection (HYDRA Trial)